Gli ecosistemi acquatici italiani — fiumi, laghi, zone umide, estuari e coste — ospitano una fauna vertebrata e invertebrata di rilevanza conservazionistica che, con poche eccezioni, ha subito contrazioni significative nel corso del XX secolo a causa dell'alterazione idrologica, dell'inquinamento e dell'introduzione di specie alloctone. I programmi di monitoraggio faunistico, strutturati in conformità alla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE), forniscono oggi una base di dati in progressivo miglioramento su cui impostare le scelte gestionali.
La lontra europea: un recupero documentato
La lontra (Lutra lutra) si era estinta in gran parte d'Italia entro la fine degli anni Settanta, sopravvivendo in un areale frammentato tra Basilicata, Campania e Calabria. Il monitoraggio condotto da ISPRA a partire dal 2010, basato su transetti standardizzati e fototrappole, documenta una progressiva espansione verso nord: la specie è oggi accertata in Molise, Puglia e in alcune stazioni isolate del Lazio meridionale.
La densità delle popolazioni nel nucleo meridionale (fiumi Agri, Sinni, Noce, Lao) si avvicina ai valori di saturazione del territorio. L'espansione è condizionata dalla qualità dell'acqua e dalla disponibilità di pesci, entrambe soggette a variazioni significative in relazione alla stagionalità e alle captazioni idriche. La lontra è classificata "Quasi minacciata" (NT) nella Lista Rossa IUCN italiana.
Il castoro europeo: reintroduzione e nuovi nuclei
Il castoro europeo (Castor fiber) si era estinto in Italia nel XVII secolo per caccia eccessiva. Reintroduzioni condotte in Austria e Slovenia negli anni Settanta–Novanta hanno portato alla ricolonizzazione spontanea del Friuli-Venezia Giulia a partire dal 2002, lungo il corso del Tagliamento e dei suoi affluenti. Al 2024 si stimano 180–220 individui nel territorio regionale.
La specie è oggetto di monitoraggio genetico e demografico nell'ambito del progetto LIFE WOLFALPS EU e di programmi regionali. Le attività del castoro producono modificazioni rilevanti del paesaggio fluviale (costruzione di dighe, abbattimento di alberi rivieraschi), valutate positivamente dal punto di vista ecologico — in quanto creano habitat favorevoli ad anfibi, pesci e uccelli acquatici — ma talvolta conflittuali con la gestione idraulica e agricola.
Il gambero di fiume autoctono: una crisi silenziosa
Il gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) è una specie di interesse comunitario prioritario (Allegato II e IV della Direttiva Habitat) che ha subito un drastico declino nell'arco di quarant'anni. Le cause principali sono tre: la diffusione del gambero della Louisiana (Procambarus clarkii), alloctono e vettore della cosiddetta "peste del gambero" (afanomicosi), la degradazione della qualità delle acque e la perdita di habitat ripariale.
Le popolazioni residue si trovano oggi in posizione di testata di bacino, in corsi d'acqua di alta quota fisicamente separati dai tratti a valle colonizzati da specie aliene. Il monitoraggio è condotto da alcune Regioni (Lombardia, Piemonte, Trentino, Toscana) in collaborazione con università e gruppi di ricerca. I risultati indicano una frammentazione crescente delle popolazioni con conseguente riduzione della diversità genetica.
Lo storione cobice e la fauna ittica minacciata
Lo storione cobice (Acipenser naccarii), endemico del bacino dell'Adriatico settentrionale, è classificato come "Critically Endangered" nella Lista Rossa IUCN globale. La popolazione selvatica nel Po è ridotta a poche decine di individui adulti; la sopravvivenza della specie dipende quasi interamente dai programmi di allevamento in cattività e reintroduzione condotti da ISPRA e dalla Regione Lombardia (Centro Ittico di Cremona).
Tra le altre specie ittiche di interesse conservazionistico presenti nei fiumi italiani: il pigo (Rutilus pigus), il vairone (Leuciscus souffia), la trota marmorata (Salmo marmoratus), il cobite mascherato (Sabanejewia larvata). La pressione della fauna aliena — in particolare del persico trota (Micropterus salmoides) e del siluro (Silurus glanis) — modifica profondamente la struttura delle comunità ittiche nei grandi fiumi di pianura.
Metodi di monitoraggio applicati
Il monitoraggio delle specie acquatiche si avvale di un insieme di tecniche complementari, la cui scelta dipende dalla specie target e dalle caratteristiche del corpo idrico:
- Elettropesca standardizzata per la comunità ittica, secondo il protocollo CEN EN 14011.
- Transetti notturni per la lontra, con rilevamento di segni di presenza (cibo, impronte, escrementi).
- Analisi del DNA ambientale (eDNA) estratto da campioni d'acqua, tecnica in rapida diffusione per il rilevamento precoce di specie rare o alloctone.
- Fototrappole posizionate lungo le sponde per i mammiferi semi-acquatici (castoro, lontra, nutria).
- Campionamento genetico non invasivo per la struttura delle metapopolazioni.
La Direttiva Quadro Acque e il monitoraggio biologico
La Direttiva 2000/60/CE impone il raggiungimento del "buono stato ecologico" per tutti i corpi idrici superficiali entro scadenze programmate (prorogate per molti bacini al 2027 o al 2033). Il parametro "fauna ittica" è uno degli elementi biologici di qualità previsti dalla Direttiva per la classificazione dei fiumi. In Italia, il 45% dei corpi idrici monitorati nel periodo 2016–2021 non raggiunge lo stato ecologico buono o elevato (dati ISPRA, Rapporto SNAPa 2023).
Informazioni aggiornate sulle specie acquatiche di interesse comunitario sono disponibili nei database europei GBIF e nella piattaforma EUNIS dell'Agenzia Europea per l'Ambiente.